Visita le Cinque Terre

Sono vicine, molto più di quanto si possa immaginare. Ci si alza di buon mattino, la luce e la temperatura sono ottimali, si scende a Deiva oppure a Framura o Levanto e si sale sul mitico “trenino”. In realtà è un normale Regionale di Trenitalia ma a noi piace dargli un po’ di importanza. Il suggerimento è di raggiungere Riomaggiore e con tranquillità tornare indietro.
La Via dell’Amore è d’obbligo, giunti a Manarola non dimentichiamo di visitare la bella parrocchiale intitolata a San Lorenzo.
Corniglia è una chicca sospesa nel blu del cielo e del mare, se la scalinata è troppo faticosa non avete scuse, c’è il bus elettrico.
Vernazza, ingiuriata dall’alluvione, diventerà ancora più glamour, è una promessa.

A Monterosso regalatevi un gelato sul lungomare dopo aver gironzolato per i caruggi.
Ognuna delle Cinque Terre custodisce alle sue spalle un edificio ecclesiastico, con il tempo assurto al rango di Santuario: Santa Maria di Soviore, Santa Maria di Reggio, San Bernardino, Nostra Signora della Salute di Volastra, Santa Maria di Montenero.

Se la stagione lo consente, imbarchiamoci sul traghetto per vederli apparire, ad uno ad uno, adagiati sulle dorsali.
Possiamo anche scegliere di percorrere a piedi le mulattiere che si inerpicano trasversalmente alla costa e goderci la vista da lassù, nella solitudine dei sagrati.
Siamo dei veri escursionisti? Allora saliamo ancora fino a raggiungere la sommità del crinale spartiacque, da qui il panorama spazia dalla Riviera alla Valle del Vara, dall’Appennino Tosco-Emiliano alle Apuane. Un ultimo consiglio: prima di partire munitevi di una buona cartina.

Le Cinque Terre comprendono la fascia costiera del territorio che va da Punta Mesco, il promontorio a occidente di Monterosso, fino a Portovenere; un lembo di costa tra il mare e il crinale montuoso lungo circa 15 chilometri. Alle loro spalle si trova la Val di Vara e nella parte terminale, il Golfo della Spezia.

Il profilo irto e scosceso del suo comprensorio, a tratti strapiombante sul mare, con manto alterno di coltivi di viti terrazzate, mediante mura a secco, affioranti di rocce e superfici incolte ricoperte d’erica, di ginestre e di pino, nella profondità di soli tre o quattro chilometri, evidenzia rilievi che possono raggiungere persino i 700 e gli 800 metri di altezza.

Tra queste creste montuose degradanti sul mare delle ultime propaggini dell’Appennino Ligure, tra le insenature dei suoi contrafforti, si sono, nel tempo rannicchiati i paesi delle Cinque Terre: Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza, Monterosso. Si tratta di una striscia di terra e di roccia di una natura tanto meravigliosa quanto aspra e severa, in cui, da millenni, si è insediato un uomo assuefatto alle difficoltà e alla fatica, sempre in lotta, in una sfida d’amore con il proprio ambiente.