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Levanto era un piccolo borgo incastonato nel
verde delle sue colline e nell’azzurro del suo
Golfo.
Oggi poco č mutato; i suoi piccoli gioielli sono
ancora custoditi con pudore, retaggio di
un’ancestrale istinto di conservazione. |
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Le grandiose falesie e le
bancate di arenaria accolgono il visitatore dal
mare; le macchie di pini e di castagni celano i
sentieri, odorosi di thymus e di spartium
junceum – la solare ginestra -, di rossi
corbezzoli e di erica arborea.
La devozione popolare si esprime in un ricco
patrimonio architettonico di matrice romanica:
leit motiv di molte chiese del Levante.
All’interno dei templi le tele testimoniano lo
splendore del Quattrocento e del Seicento
genovese, mentre le minuscole edicole innalzano
la loro umile preghiera alla divinitā.
Ma percorriamo il tempo a ritroso e scopriamo il
castello, la darsena, le mura con la torre,
tutti testimoni della strenua volontā di difesa
di queste genti, ancorate al mare ma incapaci di
ignorare il richiamo della terra. L’attivitā
rurale vive ancora nei vigneti e negli uliveti
ma soprattutto nelle cantine che custodiscono le
botti e gli otri ricolmi, il cui contenuto
potrete assaporare durante una sosta in uno
delle tante frazioni che costellano l’entroterra
levantese.
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